Il percorso di ricerca di IsaMarBuc nasce da una profonda attrazione per il mondo naturale, dagli umori che emergono nell’esperienza quotidiana e dall’interesse verso gli aspetti misteriosi della psiche. Anche le tensioni ecologiche attraversano il suo lavoro, affiorando spesso come tracce simboliche o visive all’interno delle opere. Il suo metodo creativo si sviluppa senza schemi prefissati: l’idea prende forma attraverso segni rapidi su carta e viene poi elaborata mediante stratificazioni, sovrapposizioni e sperimentazioni materiche.
L’artista utilizza tecniche differenti — tra cui pirografia, pittura, scultura e tecniche materiche — che le consentono di muoversi dal segno all’oggetto, dal piano bidimensionale alla forma che occupa lo spazio.
Nel suo linguaggio il colore assume una funzione operativa oltre che estetica: viene scelto per effetto, contrasto e intensità, modulato attraverso velature, smalti e campiture più dense capaci di trattenere la luce in modo variabile. Il lavoro procede spesso per strati — preparazione della superficie, interventi a secco, pennellate successive e ritocchi con strumenti non convenzionali — al fine di ottenere superfici che invitano lo sguardo a soffermarsi. In alcuni casi integra polveri, carte e materiali raccolti, introducendo texture e riferimenti tattili.
La ricerca non si limita a un unico stile ma si sviluppa attraverso una sperimentazione continua tra figurativo, espressionismo contemporaneo, astratto e suggestioni surrealiste. In particolare, l’incontro tra figurazione e surrealismo le permette di dissolvere forme riconoscibili in elementi naturali, simboli e atmosfere oniriche, generando composizioni che richiedono uno sguardo attento e riflessivo. Figure umane e frammenti di natura, talvolta in equilibrio e talvolta in contrasto, si fondono fino a costruire immagini unitarie in cui conflitto e armonia aprono nuove possibilità interpretative. In questo processo l’imperfezione assume un valore essenziale: non viene percepita come difetto ma come gesto espressivo, capace di rendere ogni opera unica e vitale.
Un capitolo centrale del suo lavoro è rappresentato dalla pirografia. Il legno viene considerato materia viva, attraversata da venature e memorie. L’intervento con il calore implica una relazione con il tempo, la pressione e l’imprevisto. Il fuoco incide, annerisce, modella; l’artista segue l’andamento naturale della fibra, valorizzando nodi, cicatrici e stratificazioni. In alcuni lavori il supporto ligneo viene integrato con pigmenti, inchiostri e inserti metallici, creando tensioni tra superficie e rilievo. Anche in questo ambito l’imperfezione diventa parte integrante del linguaggio visivo.
La sua formazione visiva si nutre dell’osservazione della grande tradizione artistica. L’intensità luminosa di Caravaggio, la dimensione visionaria di Salvador Dalí, la forza narrativa di Alfred Wierusz‑Kowalski, la potenza plastica di Michelangelo e le soluzioni formali di Stanisław Szukalski rappresentano riferimenti concettuali che alimentano la sua riflessione sul rapporto tra immagine, materia e narrazione. Non si tratta di modelli da replicare, ma di stimoli che contribuiscono alla costruzione di una ricerca autonoma.
Nella presentazione espositiva l’artista presta attenzione alla sequenza delle opere, ai ritmi cromatici e agli spazi di pausa visiva. L’allestimento diventa parte integrante del progetto, pensato per generare impatto visivo e al tempo stesso favorire una fruizione riflessiva. Le mostre diventano così occasione per affrontare tematiche contemporanee attraverso un linguaggio estetico consapevole e una forte presenza materica.
La sua ricerca è in costante evoluzione e si orienta verso nuove sperimentazioni tecniche, varianti della pirografia su supporti inusuali e dialoghi tra pittura e oggetti trovati. L’obiettivo è mantenere il lavoro aperto, dinamico e capace di sorprendere, conservando nell’imperfezione una componente autentica e generativa del processo creativo.