Prendiamo il Romanticismo: in opposizione all’illuminismo razionale, i pittori e i poeti romantici cantarono la forza dei sentimenti, della natura selvaggia, dell’io interiore. Grazie a opere come i versi di Byron o i paesaggi tempestosi di Turner, milioni di persone impararono a guardare dentro di sé, a riconoscere il valore dell’esperienza soggettiva e la forza dell’immaginazione. Quell’ondata artistica preparò il terreno per le prime rivendicazioni di libertà individuale e nazionale nell’Europa dell’Ottocento.
Nel Novecento, la potenza dell’arte di rottura emerse con il Dadaismo e il Surrealismo: Duchamp, Dalí e gli altri misero in crisi i canoni estetici, ma soprattutto sfidarono le nostre certezze razionali, invitandoci a dubitare della “realtà” imposta dai poteri costituiti. Era un gesto politico tanto quanto poetico, e preparò le coscienze alle grandi trasformazioni ideologiche e culturali del secolo scorso.